Gentilezza / Alice Bigli

NEVER STOP LIVING KINDNESS

La gentilezza raccontata da 9 donne romagnole

ALICE BIGLI

PRESIDENTE DEL FESTIVAL DI MARE DI LIBRI

Cos’è la gentilezza, da dove nasce e dove la si trova?

La gentilezza a differenza di quanti pensano che sia pura inclinazione, carattere, qualcosa che nasce in modo del tutto spontaneo e che alcuni hanno e altri no secondo me nasce invece da una complessa alchimia di fattori. Occorre averne avuto esempi concreti in tenera età, è difficile diventare adulti gentili se nessuno lo è stato con noi da bambini, ma anche se abbiamo avuto questi esempi essi sono solo il seme, condizione necessaria ma non sufficiente. La gentilezza può crescere solo in un terreno lavorato dall’esercizio costante dell’empatia e da una certa autodisciplina. Sì, a mio avviso non è un fiore spontaneo ma che va coltivato con pazienza, costanza, e anche un po’ di rigore. La troviamo dunque essenzialmente nelle persone che hanno avuto l’occasione di crescere gentili ma anche di scegliere di esserlo, ogni giorno, con consapevolezza, tenendo a freno l’egoismo e l’aggressività che pure fanno parte, in proporzioni diverse, di ogni essere umano.

La tua frase gentile

La mia frase gentile è la più semplice e insieme la più abusata e svilita del mondo: “come stai?”. Questa domanda è diventata un rituale vuoto di saluto. Diciamo “come stai?” senza voler davvero ascoltare una risposta, ci aspettiamo solo che l’altro rispetti l’uso puramente formale dello scambio rispondendo un superficiale “bene, grazie” ma cosa accade quando l’altro prende sul serio la domanda e risponde sinceramente? Restiamo spiazzati, perplessi, a volte addirittura ci irritiamo, vorremmo fuggire davanti alla risposta specie se questa non è affatto “bene”.

Eppure tutto nasce da lì. Se facessimo la domanda riempiendola di senso, dandole peso, ci predisporremmo all’ascolto autentico dell’altro, manderemmo il messaggio che può davvero dirci cosa gli accade, ovvero metteremmo la base più importante di ogni relazione basata sulla gentilezza.

Le tue 3 parole gentili

Questa domanda mi piace particolarmente perché è qualcosa che ho ripetuto spesso ben prima di questa intervista. Le parole che scelgo sono di nuovo incredibilmente semplici e per questo banalizzate: grazie, scusa, bello.

Il criterio più affidabile che ho fino ad ora trovato per capire se mi trovo davanti ad una persona gentile passa proprio dall’uso di queste tre parole. Saper dire “grazie” riempiendo di nuovo la parola di senso e importanza e non usandola come formula vuota, saper dire “scusa”, una cosa apparentemente così semplice e invece che pare così difficile per tante persone, e infine saper dire “bello” anche di qualcosa che non hai fatto tu.

Il motivo per cui hai scelto di collaborare al progetto

Sono stata coinvolta a partire da una passata collaborazione positiva, piacevole, divertente con “LAGO” e già questo bastava per avere il desiderio di coltivare un rapporto umano e professionale inoltre, come avrete capito, il tema mi piace molto e mi sta a cuore.

Come racconteresti la gentilezza nel tuo settore?

Come ho detto credo che essere esposti a esempi di gentilezza sin da bambini e da ragazzi sia fondamentale per poter crescere come adulti gentili. La gentilezza ha tra i suoi alleati il tempo della cura, l’attenzione posta sulla bellezza, tutti elementi che caratterizzano il tempo che l’adulto sceglie di dedicare a un bambino quando sceglie un libro per lui o legge con lui.

Inoltre come dicevo credo fermamente che  la gentilezza possa nascere solo con un allenamento costante all’empatia, alla capacità di riconoscere e comprendere i sentimenti dell’altro e questo è esattamente il più importante tra gli effetti che la lettura di storie ha su di noi. Dunque ciò di cui ci occupiamo educando alla lettura è esattamente mettere alcune delle basi fondamentali perché la gentilezza possa crescere.

La gentilezza degli spazi è far sentire come a Casa… quali sono gli elementi che ti fanno sentire così nei luoghi dove trascorri il tuo tempo?

La gentilezza nello spazio diventa in effetti “accoglienza” e anche trasmettere accoglienza è frutto di un’alchimia di fattori non banale. Uno spazio in cui mi sento così e spero che altri possano sentirsi così passa prima di tutto da fattori basilari e essenziali come temperatura e luce. Quando entriamo in uno spazio prima di tutto il nostro benessere passa dalle sensazioni trasmesse dal corpo e quello che a mio avviso può rilassarci o respingerci è prima di tutto proprio percepire troppo freddo o troppo caldo, essere abbagliati o sforzarsi per vedere. Poi si passa a sensazioni che riguardano la sfera più emotiva e psicologica. Per me gli ambienti interni in cui viviamo non devono essere troppo asettici e vuoti, neutri, perché trasmettono un’idea di freddezza e estraneità, ma, a meno che non siano spazi destinati  davvero all’uso di una sola persona, neanche troppo “carichi” specie di elementi che trasmettono emozioni forti e di continui rimandi a gusti personali, perché finiscono per trasmettere un’idea così forte dell’ego di chi li ha pensati che difficilmente altri potranno sentirsi accolti, sentire che c’è spazio anche per loro. Mi piacciono i luoghi in cui c’è un equilibrio, qualcosa di personale che ci rimanda a chi li abita abitualmente, ma anche spazio, elementi neutri che dicono che c’è posto anche per chi arriva.

@ LAGO SpA

Via Artigianato II, 21, 35010 Villa del Conte (PD)

CAP.SOC. 1.000.000,00 i.v. - Reg. Impr. PD - CF e P.I. 01508340286

Privacy - Cookies - Contatti